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10/02/2012 da repubblica.it
Povia sembra un santone anti gay, ma la sua strategia di marketing è patetica
 
povia
Da Repubblica.it | Marco Pasqua
 
Giuseppe Povia, il cantante che, nel 2009, ha portato sul palco di Sanremo la storia di Luca, un suo amico gay redento che sarebbe diventato eterosessuale, torna ad attaccare gli omosessuali, stavolta con alcuni commenti omofobi apparsi sulla sua pagina ufficiale Facebook. Frasi successivamente cancellate, ma salvate da alcuni utenti. Un tema, quello dell´omosessualità, di cui il cantautore milanese sembra servirsi sempre in chiave spregiativa, per offendere chiunque lo critichi. Il termine "gay" usato come se fosse insulto.
 
"Adesso ho capito - ha scritto Povia - Che per caso fate tutti parte dell´Arcigay? Ma se siete nati così non è colpa mia. Prendetevela con i vostri genitori e con la musica di merda che ascoltate. Però se vi serve una mano ditelo eh, posso darvi qualche supposta di Eterox". Ma non è l´unico commento omofobo indirizzato contro gli utenti della sua pagina. "Per i tre sfigati che vengono a rompere, ho un pezzo rap da dedicarvi", scrive ancora Povia, che butta giù una volgare strofa con riferimenti alle parte anatomiche maschili e femminili e che si conclude con "se sei gay prenditela con te".
 
Gli screenshot dei commenti fanno il giro del web e arrivano anche sulla pagina ufficiale dei supporter di Nichi Vendola, "Pugliamo l´Italia". Inizialmente, il cantante non risponde a quanti chiedono pubblicamente conto di quelle affermazioni. Poi arriva a dare la colpa dell´"incidente" ad un profilo falso che lo perseguiterebbe: "I commenti cosiddetti omofobi che avete letto con la mia foto, provengono da un profilo falso ripetutamente bannato. Non sono così scemo da postare delle frasi così stupide sui gay". Una tesi, però, smentita da quanti hanno seguito e documentato in diretta l´evoluzione della polemica, che nel frattempo è sbarcata su Twitter: "Non esistono profili falsi con la stessa foto di Povia. Ne esiste uno solo, che è quello suo" e ancora "abbiamo salvato i commenti, sei un coniglio che si rimangia le parole".
 
Ma il cantante sembra essere abituato, come documentato da diversi internauti, a far sparire ogni tipo di commento negativo. "Quando Povia ha pubblicato, due giorni fa, il video della canzone ´Luca era gay´ - racconta il blogger Pasquale Videtta - io gli feci notare che quel brano era un insulto all´intelligenza. Alla fine ha rimosso il link alla canzone". "Sono tre giorni che lo fa - scrive Mauro Baldini - Crea i link, noi lo commentiamo, lui ci offende e poi cancella tutto".
 
Un rapporto decisamente più d´odio che d´amore, quello che lega il 39enne alla comunità omosessuale italiana, nonostante qualche tentativo di riconciliazione fatto pervenire attraverso delle interviste concesse a portali informativi Glbt. Del resto, le sue dichiarazioni anti-gay lo hanno trasformato nel portavoce, più o meno involontario, di quanti sostengono, ancora oggi, che l´omosessualità sia una malattia dalla quale si può guarire ("Luca era gay e adesso sta con lei" è l´incipit della canzone piazzatasi al secondo posto nella competizione canora all´Ariston). Tante le esternazioni che i gay non gli hanno perdonato e che, a suo dire, gli avrebbero anche fatto pervenire delle minacce di morte: "Per me che due gay o due lesbiche possano adottare un figlio non è affatto giusto. Il bambino chi chiamerà papà?", "Freud diceva che l´omosessualità è contro natura e chi vuole cambiare può cambiare", "gay non si nasce, ma lo si diventa in base a chi si frequenta", "se un individuo omosessuale vuole cambiare, ha diritto di farlo", "a un bambino che vede due uomini che si baciano non puoi dire che si tratta solo di due uomini che si vogliono bene, perché due che si vogliono bene non si baciano sulla bocca".
 
“Povia più che un cantante – ha commentato il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo - sembra una specie di santone anti gay che fa proseliti anche via Facebook. A leggere la sua pagina sul social network sembra che cerchi in tutti i modi di accreditarsi come uno spirito libero perseguitato da giornalisti e militanti gay. Una strategia di marketing che gli è riuscita una volta a Sanremo ma che adesso risulta patetica. Speriamo che non decida di fondare un partito omofobo ma che si applichi un po´ meglio all´arte della musica”.
 

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WebMaster: Daniele Sorrentino
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