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28/02/2012 da redazione
Roma: targa omofoba in un bar. Gay Center: sospendere licenza
 
targa
Una targa artigianale, in bella vista al centro di un locale di Prati, con una scritta insultante e con una connotazione omofoba. A notarla alcuni avventori del pub, che si trova in via Andrea Doria. "Sono molto meglio i pantaloni rotti nel culo, che il culo rotto nei pantaloni", recita il cartello, affisso su una colonna al centro del locale.
 
"La vicenda del cartello esposto nel bar in Prati è sintomatica di una strisciante sotto cultura che offende i gay e che li mette alla berlina, in questo caso con battute da bar. Non si tratta di un caso isolato ma solo di uno che è finito sotto i riflettori. Se Roma vuole essere una capitale a livello delle altre capitali europee non può consentire che ciò avvenga. Quindi non solo quel cartello va rimosso, ma è necessario e urgente prendere misure più ampie". EŽ questo il commento del portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo.
 
Per il Gay Center "Esporre in un bar aperto al pubblico un cartello omofobo è unŽoffesa non solo verso lesbiche, gay e trans, ma verso tutti. Una Capitale europea come Roma non può permettersi di mostrare questo volto ai suoi cittadini e a milioni di turisti che ogni anno la visitano. Questo bar, così come tanti altri esercizi commerciali, lavora sulla base di una licenza pubblica che viene assegnata dal Comune - ha sottolineato Marrazzo - EŽ necessario quindi portare avanti un lavoro con le Istituzioni e con le associazioni dei commercianti perché una licenza pubblica non sia concessa a chi vuole farsi portatore di messaggi dŽodio e di discriminazione".
 
"Chiediamo al Campidoglio - ha aggunto Fabrzio Marrazzo - in base al regolamento comunale che prevede tra le finalità degli aventi diritto della licenza: Žla promozione di una logica di equiparazione tra tutela dellŽinteresse individuale e garanzia del rispetto dellŽ interesse collettivoŽ di applicare le eventuali sanzioni previste e/o la sospensione della licenza. Inoltre, chiediamo alle associazioni dei commercianti di avviare subito un percorso di monitoraggio e formazione per le imprese del territorio, che hanno il dovere di essere aperte a tutti anche perché rafforzare i diritti vuol dire anche far crescere lŽeconomia, come da anni hanno capito le principali metropoli del mondo. Serve - h concluso -proprio come avviene allŽestero, lŽistituzione di un marchio per gli esercizi commerciali gayfriendly, così da stabilire un codice chiaro e concreto di azioni per promuovere a livello internazionale le realtà che si impegnano maggiormente".
 
 
 
 
 
 

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WebMaster: Daniele Sorrentino
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