NEWSLETTER  
 
ARCHIVIO NEWS


CHI SIAMO


ARCHIVIO


ATTIVITÀ


ASSOCIAZIONI


MULTIMEDIA


COLLABORA


CONTATTI



06/04/2012 da l'espresso
Per lo stato italiano le lesbiche sono malate
 
lesbiche
Per quanto suoni strano, è ufficiale: per lo Stato le lesbiche sono "malate". Non è lŽultima sparata di Carlo Giovanardi, né lo slogan omofobo di qualche facinoroso dellŽultradestra. Lo mette nero su bianco il modulo "Icd9-cm", vale a dire lŽelenco ufficiale delle patologie e dei traumi varato per decreto dal ministero della Salute.
 
A pagina 514, capitolo 302, paragrafo "0", è inserito il "lesbismo egodistonico", classificato dunque a tutti gli effetti come malattia per gli enti pubblici, per lŽInps che sulla base di quegli elenchi certifica disabilità e invalidità, per Comuni e Regioni, ospedali e istituti di previdenza. E così scoppia il caso delle "lesbiche malate", finora sfuggito perfino ai dirigenti di viale Trastevere. E si annuncia bufera a Montecitorio, fra interrogazioni già firmate dallŽItalia dei Valori e proteste della comunità gay, incredula di fronte a quella che suona come lŽennesima discriminazione.
 
Nel Paese della burocrazia elefantiaca accade anche questo. Mentre lŽOms (lŽOrganizzazione mondiale della sanità) ha cancellato lŽomosessualità dallŽelenco delle malattie il 17 maggio del 1993, in Italia sopravvive in un documento ufficiale quel riferimento alle donne omosex. Eppure la lista è stata aggiornata nel 2007 dallŽallora ministro del Pd Livia Turco e poi ratificata, senza correzioni, dal ministro del Pdl Ferruccio Fazio nel 2009. Ma non è bastato.
 
ARRIVA LA CONFERMA
Una drammatica svista? Una versione troppo datata? Una bufala? Macché. Basta telefonare allŽInps e domandare: "Scusi, dottore, qual è lŽelenco delle malattie che usate per le pratiche?". Un gentile dirigente conferma che è proprio il famigerato "Icd9-cm", lesbiche incluse. Stessa cosa negli ospedali. E ancora allŽufficio legislativo della Regione. Fino al dicastero guidato da Renato Balduzzi. Sulle prime allŽufficio del ministro cadono dalle nuvole: "Non è imputabile a noi", precisano.
 
"Questo è ovvio". Poi a viale Trastevere partono le verifiche. Si cerca il direttore generale. Si passano al setaccio i decreti. Finché arriva la conferma: "Il "lesbismo egodistonico" è presente nel testo in vigore", spiegano. La ragione? "QuellŽelenco è la traduzione di un documento dellŽAgenzia federale americana. Un elenco, in effetti, già decaduto e sostituito da anni a livello internazionale dal modello successivo, appunto "Icd10", dove il riferimento al lesbismo non cŽè più".
 
Peccato che lŽItalia non si sia ancora adeguata al nuovo testo, "perché la procedura è complessa", aggiungono nellŽentourage del ministro. Nel frattempo le lesbiche si dovranno tenere la loro malattia di Stato. Ma per quanto? Forse per anni. Non è dato sapere: "Ci stiamo adeguando, ma la tempistica è piuttosto lunga. La nuova classificazione modifica tutto, codici e procedure chirurgiche.
 
Cancella il vecchio sistema e lŽintero capitolo 302.0. Difficile dire quando entrerà in vigore anche in Italia". Impossibile anche lŽintervento riparatore in extremis. Un decreto, cioè, che cancelli la malattia di lesbismo in attesa del nuovo testo: "Non sono ammesse modifiche parziali del decreto, solo lŽadozione del nuovo elenco Icd10", precisano al ministero. "Quindi bisognerà aspettare". Non i dipietristi, però, che già lunedì vogliono sollevare il caso in Parlamento con unŽinterrogazione di Silvana Mura, mentre il responsabile diritti civili dellŽIdv, Franco Grillini, parla di "discriminazione di Stato inaccettabile".
 
OMOFOBIA RECORD
Anche perché fra traduzioni datate e vuoti legislativi, lŽomofobia in Italia cresce. E nel 2011 segna un picco record. LŽUnar, lŽufficio nazionale contro le discriminazioni razziali della presidenza del Consiglio, nella relazione di pochi giorni fa al Parlamento per la prima volta ha analizzato gli atti di violenza contro gay, lesbiche e trans. Con un primo dato allarmante. Fra le matrici della discriminazione lŽorientamento sessuale sale al secondo posto dopo i motivi razziali con il 25 per cento dei casi.
 
Un dato confermato dal Viminale, che dal 2010 ha attivato lŽOscad, lŽOsservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori guidato dal vicecapo della polizia, Francesco Cirillo. In un solo anno ha ricevuto 234 segnalazioni, il 40 per cento delle quali costituivano un reato, e ha portato a 32 arresti e 84 processi. E cŽè pure un secondo dato preoccupante: "Una volta su quattro è la vittima dellŽomofobia a fare la segnalazione, mentre nel 51 per cento dei casi è un testimone che denuncia", spiegano allŽUnar.
 
Ecco che il fattore paura prevale. E che gay e lesbiche, spesso, sono costretti a tenere per sé la violenza e a digerire in silenzio insulti e mobbing. E questo perché spesso i genitori non sanno che il figlio è gay, oppure il problema di visibilità riguarda lŽambiente di lavoro, la scuola, gli amici, la squadra di calcio: "Un fattore che finisce per favorire lŽaggressore omofobo, che si sente impunito e agisce quindi contro i gay", spiegano alla presidenza del Consiglio.
 
IL LICEO NON È PER GAY
I casi sono centinaia. Nei primi tre mesi del 2012 i telefoni della Gay Help Line di Roma sono diventati roventi. Di pochi giorni fa lŽultimo episodio in un famoso liceo romano. Marco (il nome è di fantasia) è uno studente di 15 anni. UnŽinsegnante lŽha apostrofato nel bel mezzo della lezione: "Qui non siamo in quelle discoteche da checca che frequenti tu", ha detto dalla cattedra.
 
Marco è uscito in lacrime e il caso ha fatto il giro della scuola, fino sul tavolo della preside: "AllŽinsegnante è stato chiesto di restare a casa qualche giorno, magari fino a dopo le vacanze di Pasqua. Stessa cosa ha fatto Marco", rivela un docente del liceo. "Un segnale di attenzione, ma anche un modo per insabbiare un atto che non ha giustificazione". Anche perché Marco non ha molte via dŽuscita. A casa ha lo stesso problema. Mamma sa tutto, papà no. E così deve inghiottire sorrisetti e insulti.
 
Non è un fatto isolato. NellŽultima rilevazione il 5 per cento delle richieste dŽaiuto arriva da minorenni e il 74 per cento degli studenti racconta di aver subito almeno un episodio di bullismo omofobico. "Di questi il 36 per cento è avvenuto a scuola", spiega Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center che gestisce la linea amica.
 
FAMIGLIA SÌ ANZI NO
Agostino e Ottavio convivevano da otto anni. Poi un giorno Ottavio, 28 anni, si sente male. Esami. Ricoveri. La diagnosi è terribile: linfoma di Hodgkin. AllŽospedale Spallanzani, Agostino si presenta alla visita medica con Ottavio e riceve il primo rifiuto. "Il medico mŽha fatto allontanare, dicendomi che io non ero nessuno", racconta. "Poi ho fatto amicizia con infermieri e medici di guardia. E loro, violando le regole, mi lasciavano passare. Sempre con lŽincubo che arrivasse il primario". Ci sŽè messa pure la burocrazia.
 
"Ottavio aveva dodici fratelli, ma nessuno sŽè mai visto fra chi era allŽestero e chi aveva altri impegni", racconta Agostino. "Io ero lŽunico che lo assisteva, ogni giorno, mentre aveva bisogno di tutto. Al lavoro non mi riconoscevano i permessi, perché non era un mio congiunto, e consumavo le ferie. Al tempo stesso, però, il Comune gli ha negato il sussidio perché nel modulo Isee veniva invece inserito anche il mio reddito". Con una tragica beffa. Quando Ottavio è morto, la pensione di invalidità non era arrivata. "Io avevo fatto debiti e pagato le spese, come è ovvio. Ma quando arrivò lŽassegno, andò ai fratelli".
 
BOTTE O LICENZIATO
Renato ha 22 anni. Lavora in un bar di Foggia. Tutto bene fino a una sera di gennaio quando il titolare origlia una telefonana: "Parlava con il suo ragazzo. Da quel giorno è cominciato un inferno", racconta lŽavvocato Antonio rotulei della rete Lenford, specializzata in diritti civili. "Ha subito insulti, vessazioni e violenze fisiche. Ho visto i lividi con i miei occhi. "O così, o te ne vai", gli diceva il titolare". Ma quando fascicoli e prove sono pronti, Renato fa dietrofront. "Renato mi chiese: "Mi garantisce che tutto resterà riservato? Nessuno sa che sono gay". Io risposi che non poteva esserci la garanzia e così Renato ha rinunciato ad ottenere giustizia".
 
SEI GAY, NON GUIDI
Lo scorso maggio toccò a Cristian Friscina strabuzzare gli occhi di fronte a una lettera dalla motorizzazione di Brindisi. Diceva: "Gravi patologie potrebbero risultare di pregiudizio per la sicurezza della guida". Con queste motivazioni Cristian si è visto negare il rinnovo della patente. Ma perché? La storia ha dellŽincredibile. Alla visita di leva, nel 1999, raccontò ai medici di essere gay. LŽOspedale militare Bonomo di Bari verbalizzò e trasmise alla motorizzazione. Ed ecco che lŽomosessualità "fa sorgere dubbi sulla persistenza dei requisiti di idoneità psicofisica prescritti per il possesso della patente". E così a Cristian, che nel frattempo sŽera trasferito a Bologna per studiare, riceve il "no" al rinnovo della patente.
 
"FROCIO" DELLA PORTA ACCANTO
Peschiera Borromeo, periferia sud di Milano. Denis ha 38 anni e uno stipendio. Paga 750 euro al mese dŽaffitto. Mai un ritardo. Finché la ditta entra in crisi: cassa integrazione per 6 mesi, poi licenziato. E con il lavoro se ne vanno pure i buoni rapporti con la padrona di casa: "Cominciarono gli insulti al telefono: "frocio di merda, mi fai schifo". Minacce ai genitori, lŽauto tappezzava di cartelli e allusioni allŽAids". Ecco che Davide si rivolge a un avvocato, ma dopo sei anni di causa il tribunale di Milano assolve la proprietaria: nel 2012 dire "frocio" non è unŽoffesa, scrivono i giudici. Sarà.
 
 

Torna a ARCHIVIO NEWS
 
WebMaster: Daniele Sorrentino
Facebook Twitter YouTube