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21/11/2015 da redazione
Il counseling per persone sieropositive
 
Counseling HIV

Il counseling per persone sieropositive

Angela Infante *

L’infezione da HIV si è nel corso degli anni modificata, fino a diventare, oggi, una malattia cronica. Questo risultato è in gran parte imputabile, insieme ai progressi conseguiti dalla ricerca e dalla clinica, all’introduzione e all’evoluzione della terapia antiretrovirale - HAART che ha reso la malattia curabile, e non guaribile, attraverso le terapie farmacologiche, la cui efficacia risulta tuttavia strettamente connessa alla buona aderenza del paziente al piano di somministrazione dei farmaci. I fattori in grado di condizionare l’aderenza e di contribuire a determinare il successo della terapia possono essere molteplici: la gestione di effetti collaterali e le implicazioni collegate all’accettazione della condizione di infezione, associata al timore di stigma e alla paura di sofferenza fisica e psichica, il tutto gestito dalla persona sieropositiva nella quotidianità. In tale contesto è fondamentale che ci siano le condizione di affrontare in modo adeguato le suddette problematiche per creare un patto terapeutico efficace, utilizzando strumenti propri della comunicazione e relazione interpersonale e del supporto educativo. Il medico deve saper prendere in carico i problemi della persona con infezione da HIV e fornirle alcune semplici strategie per migliorare la sua capacità di accettazione e controllo. È altresì indispensabile che il counselor sia in grado di impostare il dialogo e implementare le strategie del caso attenendosi ai principi di bioetica basilari nella relazione terapeutica e nella comunicazione, tenendo nel contempo in considerazione gli aspetti medico-legali ad esse correlati. La presente relazione è incentrato sulla comunicazione con la persona sieropositiva con particolare riferimento agli aspetti relazionali e sul counseling mirato alla terapia, il cui scopo è quello di migliorare l’aderenza della persona con infezione da HIV alle cure e il livello della sua qualità di vita.

 

La British Association for Counselling (BAC 1993) definisce l’attività di counseling come: “... uso della relazione abile e strutturato che sviluppi l’auto-consapevolezza, l’accettazione delle emozioni, la crescita e le risorse personali. Il counseling può essere mirato alla definizione e alla soluzione di problemi specifici, alla presa di decisioni, ad affrontare i momenti di crisi, a confrontarsi con i propri sentimenti e i propri conflitti interiori e a migliorare le relazioni con gli altri. Il ruolo del counselor è quello di facilitare il lavoro del cliente in modo da rispettarne i valori, le risorse personali e la capacità di autodeterminazione.” 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS 1989) definiva il counseling “un processo decisionale e di problem solving che coinvolge un counselor e un cliente. Il cliente ha la necessità di un aiuto ed il counselor è una persona imparziale non legata al cliente che possiede capacità di ascolto, di sostegno, di guida. Attraverso il dialogo e l’interazione il counseling aiuta le persone a risolvere o controllare i problemi, a capirli, ad affrontare i disagi psicosociali e i bisogni nel modo più razionale possibile. 

Il counseling è intenso, focalizzato, limitato nel tempo e specifico”. Tale intervento assume particolare rilevanza nell’affrontare tematiche riguardanti l’infezione da HIV in quanto consente agli operatori sanitari di affrontare in modo intenzionale e strategico le complesse problematiche che caratterizzano la prevenzione dei comportamenti a rischio, la diagnosi e il trattamento di tale condizione. 

Il counseling HIV trova la sua motivazione, nei comportamenti definiti a rischio, legati alla vita sessuale di ogni individuo, quindi non è slegato dalle altre MST, malattie sessualmente trasmissibili. La sua complessità risiede nel parlare di sé stessi e dei propri comportamenti riguardo la sessualità in maniera esplicita e onesta, senza imbarazzi e pregiudizi. Il counseling HIV viene proposto a chiunque chieda di eseguire un test e deve adeguatamente accompagnare tutte le informazioni sulla salute che porteranno, eventualmente, al cambiamento di scelte comportamentali. Deve, inoltre rispettare i principi di comunicazione con l’altro, come altro da sé, che si fondano sull’ascolto attivo, sull’empatia e sulla sospensione del giudizio, con il fine di far emergere le emozioni che sarebbero di ostacolo al libero e personale processo di decisione della persona. Il counseling che accompagna l’esecuzione del test HIV si differenzia in pre-test e post-test counseling. 

Chi chiede di eseguire il test HIV può essere spinto da molteplici motivazioni; importante in caso di esecuzione del test che si ricordi alla persona, l’importanza del ritiro dell’esito. Il counseling pre-test si prefigge i seguenti scopi: consente alla persona di parlare delle situazioni e dei propri comportamenti che potrebbero essere a rischio; la aiuta a identificare i fattori di rischio; le fornisce informazioni personalizzate sulla trasmissione e sulla prevenzione; le fornisce informazioni sul test: significati e limiti; mette la persona nella condizione di decidere liberamente se sottoporsi o meno al test; costruisce una relazione di aiuto che fornisca il supporto necessario per affrontare la situazione contingente e che sia un valido aggancio per il futuro. Il counseling post-test; in caso di risultato negativo, l’operatore valuta il significato in funzione del tipo di rischio riferito e dà l’indicazione a ripetere o meno il test. 

In questo a momento, attraverso il colloquio, l’operatore può verificare a quale livello di consapevolezza sul proprio rischio personale sia giunta la persona e, se necessario, può fornire nuovi stimoli che la inducano ad una maggiore consapevolezza per poter progettare una strategia di cambiamenti comportamentali efficace. In caso di risultato positivo al test, il couseling post test si propone di comunicare e spiegare alla persona il risultato del test, discutere e spiegare le implicazioni immediate e future dell’esito; fornire supporto; dare informazioni sull’infezione da HIV; aiutare la persona ad attuare strategie adeguate per affrontare la situazione e modificare i comportamenti di rischio relativi alla trasmissione del virus. La comunicazione del test positivo rappresenta un momento molto delicato, è comprensibile come possa essere sconvolgente venire a sapere in un attimo che tutta la propria vita, deve essere riprogrammata sulla base di una nuova condizione. La persona che riceve l’esito positivo del test ha il diritto di poter manifestare le sue emozioni; di trovare un interlocutore preparato a gestire le reazioni alla notizia; essere aiutato ad identificare quali persone abbiano avuto, con lui, contatti per la trasmissione da HIV e come informarle; essere aiutato ad esaminare quali modificazioni nella sua vita quotidiana saranno necessarie per evitare di mettere a rischio altre persone, comunicare, con tempi e modi personali, il proprio stato sierologico. 

Il counseling, con l’arrivo dell’era delle terapie HAART (Highly Active AntiRetroviral Therapy ha dovuto prendere in considerazione nuove barriere, legate a molteplici fattori: il paziente, la condizione sierologica reale e percepita, la struttura ospedaliera e la terapia; con la recentissima terapia PREP (profilassi pre esposizione) e la meno recente, ma ancora poco conosciuta PEP (profilassi post esposizione), il counselor ha dovuto fare i conti con un paziente, sempre attento e informato, portando la propria conoscenza e la propria consapevolezza a livelli sempre più alti, attuando un continuo cambiamento. La UOC del Policlinico di Tor Vergata di Roma si avvale dell’esperienza della figura del counselor sin dal 2007, portando, nel 2014 la sua professionalità all’Interno del PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistito); questo garantisce alla persona sieropositiva , non solo un’eccellente assistenza sanitaria, ma un modo intellettualmente onesto di vivere la sua condizione sierologica.

L’autrice * Angela Infante. Counselor della Direzione Sanitaria del Policlinico Tor Vergata di Roma e della UOC di Malattie Infettive del medesimo Policlinico, svolge il suo lavoro di counselor per le persone con diagnosi di sieropositività, il loro sistema famiglia e il gruppo dei pari. Svolge attività formativa all’interno della struttura ospedaliera e all’esterno, con un progetto formativo, informativo e preventivo, nelle scuole superiori, sempre in tema di HIV e MST. Presidente del Gay Center, riveste all’interno dell’associazione il ruolo di responsabile della formazione e formatore della GHL Gay Help Line, una linea di ascolto, per le persone lgbt, su tematiche legate alla salute e all’ HIV, in particolare.

Da: Numero speciale della Rivista Italiana di Counseling dedicato alla pubblicazione degli atti del VI convegno nazionale di AssoCounseling “Le relazioni che nutrono” svoltosi a Milano nei giorni 28 e 29 marzo 2015

 

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WebMaster: Daniele Sorrentino
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