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Geppetto e Geppetto | Recensione emozionale

Dopo aver gustato il lavoro Geppetto e Geppetto del bravissimo Tindaro Granata, premio UBU 2016, nell’aria pungente dello scorso sabato sera, tornando verso casa, la mia mente rovistava tra pensieri e ricordi, sicura di trovare qualcosa.

Nel 1946, il grande Edoardo De Filippo, nel suo lavoro Filomena Marturano, descriveva sapientemente la crisi della famiglia patriarcale borghese, dove Don Mimì, uomo dal sapore stantio, crede ancora nella superiorità di alcuni figli (legittimi) su altri e divide la sua casa e la sua vita con Filomena, donna stanca di tradizioni ipocrite, che vorrebbe dare una nuova forma alla sua famiglia, disegnando i confini con l’amore che solo il rispetto autentico di sé sa dare.

Passo dopo passo, pensiero dopo pensiero, ricordo dopo ricordo, la mia mente continuava a rovistare. Tindaro registra parole confezionate sottovuoto camminando, proprio come me, tra la gente, divincolandosi tra uno stereotipo e un pregiudizio. Egli non vuole decostruire una morale, progressista o conservatrice che sia, vuole regalare, con eleganza e rara gentilezza, un attimo di riflessione autentica.

Se ci sarebbe più amore…continua a ripetere Luca, compagno di Toni, e aspirante papà di Matteo, se ci fosse più amore avremmo percorso il tempo da Filomena a Geppetto con la serenità di una umanità che impara da sé stessa.

Bravissimi gli attori, scenografia avvolgente, emozionante il gioco di luci, Geppetto e Geppetto è un lavoro ideato e scritto con passione e amore, una regia che lascia in bocca un sapore di buono e permette allo spettatore di decantare nella sua anima questa gustosità.

Un sapore che rimane per molte ore. Il sapore di un’infanzia vissuta circondati dall’amore che tutti i bambini dovrebbero avere, il sapore di una gioventù alla ricerca di sé stessa che recrimina per poter dare un taglio netto a un cordone ombelicale ingombrante, il sapore di una “adultità” che approda all’amore, navigando tra frustrazioni inevitabili. Vitale e sostanzioso è l’amore per i figli, non esiste altro.

Edoardo nel ’46 e Tindaro, settanta anni dopo, ci regalano con generosità uno spaccato di vita familiare italiana.

Una nota

Pio XII, incuriosito e meravigliato dalla preghiera recitata da Filomena Marturano alla Madonna delle Rose, invitò la compagnia teatrale in udienza privata.

Papa Francesco riceverà, in udienza, la nuova compagnia per aprire un dialogo di cui tutti abbiamo un gran bisogno?



 

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