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GLO | Recensione Emozionale

È l’amore per la danza che mi porta in una afosa e umida serata dei primi di luglio nella prima fila del teatro Lo Spazio di Roma, ritrovo intimo per appassionati e estimatori di performance innovative e coinvolgenti.

La città continua a essere vivace con i colori Rainbow, dopo il Gay Pride dello scorso giugno, ospitando, oggi, gli Eurogames, l’evento sportivo più grande d’Europa della comunità LGBTIQ. E questi giochi, con coraggio e entusiasmo, hanno ospitato GLO, una delicata performance di danza per la coreografia di Nicolò Abbattista, con la regia di Christian Consalvo.

E il caldo trova il suo senso.

Sono curiosa di vedere questo singolare lavoro.

Ho conosciuto il giovane coreografo per via epistolare e il suo entusiasmo mi ha contagiata. Sono in prima fila, come promesso tempo fa, in compagnia di un amico sincero, un grande ventaglio rosso.

Si narra delle infinite sfaccettature della comunità a cui sono orgogliosa di appartenere attraverso quattro coreografie brevi.

L’inizio potrebbe essere scontato, porta con sé i colori della bandiera Rainbow, ma ha una sua originalità.

I bravi danzatori sono fasciati in tute sgargianti, attraverso le quali è riconoscibile l’appartenenza a un sesso biologico solo grazie a indumenti “culturalmente caratterizzanti”.

È una scelta registica precisa quella di nascondere il viso dentro il colore, tra il definito e il definirsi.

Comincio a respirare, agito il ventaglio con irruenza.

Nella prima performance il danzatore ascolta la sua voce interiore, dialoga con essa, delinea il suo orientamento senza rigidità, sperimenta, verifica, collauda, dimostra a sé stesso che la costruzione della propria identità è un percorso intimo e politico al tempo stesso, arrivando alla sperimentazione del piacere e della trasgressività senza giudizi obsoleti.

Poi arriva l’emozione pura da cui mi faccio cullare, il passo a due, intenso e vibrante delle danzatrici, due donne che scoprono di amarsi e lo fanno in maniera vigorosa, a tratti lancinante. Invadono lo spazio e la vita dell’altra, e si lasciano invadere amorevolmente. Ho amato anche io così, in modo viscerale, dove il mio corpo e la mia mente hanno danzato senza tregua, concedendosi solo un attimo per prendere fiato, per poi immergersi nuovamente in un vortice di passione e tormento, senza fine. Corpi femminili che si amano, si cercano, si allontanano, per poi cercarsi ancora con nuovi profili.

Mi sono sentita avvolta in un abbraccio impetuoso che conosco e ri-conosco.

Il ventaglio rosso ha smesso di agitarsi gradualmente e lentamente ha iniziato il mio cuore.

Mi riapproprio del ritmo del respiro nel passo a due tra un uomo e una donna, esteriormente ordinario, poi LUI entra nel mondo di LEI, lei lo sostiene e insieme modificano un sentire e trasformano un apparire.

Non riesco a collaudare quello che provo, le emozioni si scontrano, si contrastano, si affrontano e esplodono nel finale, il passo a due dei danzatori.

I due uomini mi regalano gioco e erotismo, aggressività e intimità, i corpi si spogliano degli abiti e di una inutile costruzione maschile, si amano senza leggi.

Le mie emozioni corrono verso il palco, applaudono con vigore Angelica Calabrese, Chiara Borghini, Samuele Arisci, Salvatore Sciancalepore, Martina Zanardi e Giovanni Careccia, danzatori sfiniti e felici, applaudono la loro bravura e il loro impegno, applaudono il loro essere persone.

In ognuna delle performance ho trovato un frammento della mia storia e delle mie esperienze, ho sofferto con il protagonista Queer mentre inseguiva e rintracciava la propria identità, ho amato nella costrizione e nell’abbandono di un abbraccio femminile, ho intravisto nell'oscurità la sagoma di un corpo che potrebbe non appartenermi e ho goduto di quello che sono e di quello che ho fatto con orgoglio nella mia vita.

Esco esaltata, assaporo la leggerezza, l’energia, l’impegno che mettiamo tutti noi nel costruire profondamente e costantemente noi stessi.

GLO è l’orgoglio di essere quello che siamo, l’orgoglio di appartenere alla comunità e l’immenso orgoglio di fare e promuovere una cultura ispirata a noi stessi.

Una forma autentica e onesta per celebrare il 50° dei moti di Stonewall, per celebrare noi stessi.

 

Angela infante

Presidente Gay Center

 


 

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